Claudio Descalzi: “Connettere reti Ue per aumentare la sicurezza energetica”

IL NODO CESSIONI
«L’obiettivo non è uscire da Saipem, ma deconsolidare il nostro debito». Per la vendita di un’altra quota del Mozambico «non siamo pressati»

La recente maxi-scoperta nel campo di Zohr «rappresenta un’àncora di salvezza per l’Egitto, per il suo sviluppo industriale e la crescita economica. Ma, più in generale, aumenta la disponibilità complessiva di gas nelle immediate vicinanze dell’Europa e contribuisce alla sicurezza del suo approvvigionamento, direttamente o indirettamente, e mostra che la regione mediterranea ha ancora un grande potenziale da sviluppare». Claudio Descalzi, ad di Eni, parte dall’ultimo tassello, quello del maxi-giacimento appena rinvenuto dell’offshore egiziano, la più grande scoperta dopo quella del Mozambico nel 2012, per sottolineare come l’asse tra Europa e Africa rappresenti uno snodo imprescindibile per il futuro energetico dei due continenti.

Lo fa da Bruxelles, intervenendo ieri al Parlamento europeo, in occasione della tavola rotonda su Africa ed energia organizzata dall’eurodeputato Pier Antonio Panzeri (S&D).
La disamina del numero uno di Eni prende le mosse dalle ultime scoperte, messe a segno dal gruppo nel nord dell’Africa subsahariana, per arrivare a evidenziare che il tassello egiziano «è un potenziale elemento di svolta per l’intera regione», ma può costituire un driver cruciale anche per sviluppare una connessione più profonda tra Europa e Africa, di fatto «complementari», in modo da garantire alla prima maggiori forniture di gas a prezzi più bassi, migliorando anche il suo energy-mix, troppo sbilanciato, a suo dire, a favore del carbone. «L’Europa – spiega l’ad – ha un problema di sicurezza energetica perché possiede le infrastrutture ma non il gas». L’Africa, dal canto suo, «ha il gas ma non le infrastrutture. L’Africa ha bisogno di investimenti, ma finora nessuno ha fatto in Africa investimenti importanti» e lo sforzo degli investimenti «non può essere lasciato alle società».
Poi lo sguardo si sposta sul Vecchio Continente. «In Europa – prosegue Descalzi – ci sono ancora molte cose da fare». Il flusso del gas è impostato su canali nord-sud ed est-ovest, ma i tubi che corrono da nord a sud «sono quasi vuoti». Senza contare che Italia e Spagna hanno grandi capacità, rimaste finora per lo più inutilizzate. «L’Europa – chiarisce ancora l’ad – è tagliata in due: il gas non può andare da sud a nord perché non c’è il “reverse flow”». Da qui, dunque, la necessità «di interconnettere tutti i gasdotti esistenti: non basta parlarne».
Qualcuno gli chiede poi se un nuovo gasdotto sarà costruito anche in Egitto, ma Descalzi taglia corto sottolineando «che siamo in un momento embrionale, ci sono delle facilities esistenti e usiamo queste dando la possibilità a Cipro e Israele di usarle senza grossi investimenti». Quanto alla possibilità di coinvolgere lì altri investitori «è prematuro», replica Descalzi. Che, sull’eventuale cessione di una ulteriore quota del super-giacimento mozambicano, si limita a evidenziare «che la scadenza era entro il biennio 2015-2016, non siamo pressati, obbligati a farlo. Stiamo negoziando, se troviamo un’occasione giusta vedremo». E, su Saipem, la linea non cambia: «L’obiettivo principale non è uscire, ma deconsolidare il nostro debito e dare una struttura finanziaria importante alla società».

FONTE: Il Sole 24 Ore
AUTORE: Celestina Dominelli

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