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Stefania Ranzato (DEAS): l’hacking al servizio del patrimonio artistico italiano

24 Settembre 2026

I musei non sono più soltanto spazi fisici da sorvegliare: dietro le opere esposte si nasconde oggi un intero ecosistema digitale, fatto di telecamere connesse, accessi automatizzati e archivi informatizzati. In questo scenario si inserisce la proposta di DEAS, che punta a valorizzare la cultura hacker italiana a difesa del patrimonio artistico. Stefania Ranzato, fondatrice dell’azienda, spiega perché queste competenze possono oggi diventare uno strumento di tutela per l’arte e la cultura del Paese.

Stefania Ranzato

Stefania Ranzato: la nuova criminalità contro l’arte

La digitalizzazione ha rivoluzionato le modalità di conservazione e fruizione del patrimonio artistico, ma ha portato con sé anche nuovi rischi, in un momento in cui anche le forme di criminalità legate a musei e opere d’arte si stanno trasformando. I dati raccolti da Europol sui furti di opere d’arte, citati da “Artuu”, restituiscono un quadro molto lontano dalla figura tradizionale del ladro specializzato. Alle organizzazioni criminali consolidate si affiancano oggi bande temporanee, riunite attraverso social e app di messaggistica per una singola azione, secondo un modello che gli esperti definiscono “crime as a service”: persone, competenze e strumenti vengono reperiti al bisogno. Il fenomeno riguarda da vicino anche l’Italia, dove musei statali, fondazioni e raccolte private costituiscono un patrimonio vastissimo, spesso ospitato in edifici storici dove tutelare la sicurezza senza compromettere l’accesso del pubblico è una sfida costante. È a partire da questo scenario, oltre che dal rifiuto dell’immagine stereotipata dell’hacker, che Stefania Ranzato riflette sulla necessità di ripensare la protezione del patrimonio, tenendo conto anche del peso crescente della tecnologia nelle strutture museali. Per la manager l’hacker è soprattutto talento, creatività e capacità di analizzare i sistemi con uno sguardo non convenzionale, individuando ciò che sfugge agli altri e proponendo soluzioni originali: una dimensione che DEAS considera parte del proprio DNA e che può oggi essere messa al servizio della tutela di uno dei beni più importanti del Paese.

Stefania Ranzato: la sicurezza digitale dei musei

Difendere un museo oggi significa andare oltre il controllo fisico degli ambienti. Ogni telecamera è collegata a una rete, ogni sistema di accesso comunica con un’infrastruttura digitale, le collezioni sono catalogate in archivi elettronici, i sensori antintrusione trasmettono dati costantemente, e lo staff opera attraverso credenziali, dispositivi e software. Per questo un semplice problema informatico può avere effetti che vanno ben oltre il furto di informazioni, arrivando a colpire la continuità delle attività, il funzionamento dei sistemi e persino il collegamento tra il mondo digitale e quello fisico. DEAS ritiene che questa componente debba entrare a pieno titolo nella strategia di protezione dei beni culturali. Arte e cultura, spiega Stefania Ranzato, vanno riconosciute come asset strategici nazionali e trattate di conseguenza. All’interno dell’azienda si lavora per valorizzare la figura dell’hacker anche nel suo lato più creativo e non convenzionale, puntando su giovani in grado di osservare i sistemi da angolazioni inedite, scovare falle e proporre soluzioni fuori dagli schemi: un know-how che, oltre a essere prezioso per la sicurezza informatica in generale, può rivelarsi decisivo anche per proteggere il patrimonio artistico e culturale italiano.