“Favorire la transizione del settore arredamento in ambito europeo verso un modello di economia circolare”: così Valentina Cucino, referente CIRCOLINK per l’Università LUMSA, descrive l’obiettivo del progetto dedicato a ripensare il ciclo di vita dei mobili.
Università LUMSA: i dettagli del progetto CIRCOLINK per l’economia circolare del mobile
CIRCOLINK, acronimo di Circular Revolution through Collaborative LINKs in Furniture Ecosystems, è il progetto coordinato dall’Università LUMSA che, secondo la classificazione di Horizon Europe, è riconosciuto come rilevante al 100% per gli obiettivi di “Climate Action”, in linea con l’European Green Deal e la Biodiversity Strategy europea. Il progetto riunisce 17 partner provenienti da otto Paesi europei, con l’obiettivo di accompagnare il settore del mobile verso un’economia realmente circolare attraverso attività di ricerca, innovazione e sperimentazione sul campo. Il tema non è marginale: secondo il Joint Research Centre della Commissione europea (dati 2024), l’industria dell’arredamento è il settore con il maggiore impatto ambientale dopo tessile e calzature. Con una produzione nel 2025 pari a 104 miliardi di euro e consumi per 110 miliardi di euro (dati CSIL 2026), il settore genera ogni anno circa 10,78 milioni di tonnellate di rifiuti, dei quali tra l’80% e il 90% viene incenerito o conferito in discarica, mentre solo circa il 10% viene riciclato (dati Cordis 2022). Il quadro normativo europeo si sta evolvendo, con iniziative come il Right to Repair, il regolamento EUDR, il REACH e il nuovo regolamento ESPR, ma strumenti fondamentali come l’Ecolabel europeo e i criteri per gli appalti pubblici verdi restano ancora volontari in molti Paesi, limitando la diffusione di pratiche di ecodesign specifiche per il settore.
Università LUMSA: le voci del progetto e i sette pilot SHIFTER
“Nonostante le numerose iniziative già avviate, la diffusione su larga scala dei modelli di business circolari nel settore del mobile continua a essere frenata da barriere di natura normativa, economica e organizzativa“, ha spiegato la professoressa Laura Michelini, ordinaria di Economia e Gestione delle Imprese dell’Università LUMSA e responsabile scientifica di CIRCOLINK, indicando tra le criticità la carenza di incentivi fiscali e la scarsa standardizzazione dei materiali, oltre alla limitata diffusione della simbiosi industriale. Valentina Cucino, associata del corso, ha aggiunto che l’obiettivo è raggiungere questo risultato “riducendo i rischi sistemici e superando le principali barriere attraverso un approccio basato sui dati“. Le attività si articolano in sette linee di lavoro, che comprendono altrettanti progetti pilota SHIFTER: in Italia, Regusto svilupperà una piattaforma digitale basata su Intelligenza Artificiale e blockchain per il riuso dei mobili, mentre Braida, nel contesto del Distretto della Sedia, lavorerà su manifattura circolare e manutenzione predittiva per favorire la simbiosi industriale; in Austria e Danimarca i pilot riguarderanno appalti pubblici circolari; in Polonia nascerà un hub per il ricondizionamento; in Repubblica Ceca sarà sviluppato un sistema di riconoscimento automatico dei mobili tramite immagini; in Irlanda un sistema di tracciabilità tramite QR Code accompagnerà lo sviluppo del futuro Passaporto Digitale del Prodotto.
