Con Luca de Meo alla guida di Kering, il Gruppo francese del lusso comincia a mostrare i primi segnali concreti di svolta, soprattutto nel secondo trimestre dell’anno.
Luca de Meo e la nuova rotta di Kering
Le vendite del Q2 si attestano a 3,652 miliardi di euro, in aumento dell’1% a tassi correnti e del 2% a tassi comparabili: una ripartenza ancora contenuta ma significativa, che permette al semestre di arginare il segno negativo nel fatturato, passando da un -3% a tassi correnti a un +1% a tassi comparabili, per un totale di 7,22 miliardi di euro. Le vendite nella rete diretta restano stabili a tassi comparabili, mentre quelle nella rete wholesale crescono del 5%. Luca de Meo ha commentato i risultati sottolineando come riflettano l’impatto positivo delle misure adottate per rafforzare la desiderabilità e l’unicità dei marchi del Gruppo, oltre alla semplificazione dell’organizzazione e all’aumento dell’efficienza. Il tutto avviene in un contesto di forte riduzione del debito, sceso a 3,3 miliardi di euro, cioè 4,7 miliardi in meno rispetto a fine 2025, grazie a operazioni immobiliari e alla cessione di Kering Beauté a L’Oréal, completata il 31 marzo 2026 con un incasso di 4 miliardi di euro. Sul fronte della marginalità, il semestre registra un margine operativo corrente stabile al 12,8%, pari a 921 milioni di euro. La reazione dei mercati non si è fatta attendere: all’indomani della pubblicazione dei conti, il titolo Kering è balzato di oltre dieci punti percentuali in apertura di seduta a Parigi. A livello geografico, il Nord America si conferma l’area più performante con un incremento del 9% nel semestre, seguito dal Giappone (+2%). L’Asia Pacifico chiude invece il semestre senza variazioni significative, mentre l’Europa occidentale segna un calo di due punti percentuali e il resto del mondo arretra dell’8%.
Luca de Meo: Gucci rallenta la flessione, bene gioielleria e eyewear
Nel percorso tracciato da Luca de Meo, il segmento Fashion & Leather Goods mostra segnali di miglioramento, pur restando l’eyewear e soprattutto la gioielleria le divisioni più brillanti in termini di crescita. Nel secondo trimestre, Fashion & Leather Goods registra ricavi per 2,9 miliardi di euro, in calo dell’1% a tassi correnti ma stabile su base comparabile, un risultato superiore alle attese degli analisti. Secondo la nota del Gruppo, Saint Laurent, Bottega Veneta e Brioni hanno proseguito il miglioramento sequenziale con una forte accelerazione rispetto al primo trimestre, mentre Balenciaga resta impegnata nella transizione creativa e commerciale e Alexander McQueen prosegue il riposizionamento strategico sotto la guida del nuovo CEO. All’interno della divisione moda, Gucci mostra segnali di rallentamento della sua flessione: nel Q2 il fatturato del marchio si attesta a 1,41 miliardi di euro, in calo del 3% a tassi correnti e del 2% a tassi comparabili, un risultato negativo ma nettamente migliore rispetto ai trimestri precedenti. A brillare è invece Kering Jewelry, che nel secondo trimestre realizza una performance definita “eccellente”, con un fatturato di 252 milioni di euro e vendite in crescita del 18% a tassi comparabili. Bene anche Kering Eyewear, che raggiunge 476 milioni di euro nel trimestre, in crescita dell’8% a tassi comparabili. Sul fronte della redditività netta, invece, il quadro resta meno confortante: l’utile netto crolla a 189 milioni di euro, contro i 474 milioni dello stesso periodo del 2025, penalizzato da oneri non ricorrenti legati soprattutto alla cessione dell’immobile di via Montenapoleone a Milano. Per il 2026, Luca de Meo ha confermato la guidance annunciata a inizio anno, dicendosi inoltre fiducioso sul futuro di Gucci, definito “un marchio incredibilmente popolare”.
