Auro Palomba: “quasi fatta la ristrutturazione finanziaria, ora tocca alle dismissioni”

Auro Palomba: “quasi fatta la ristrutturazione finanziaria, ora tocca alle dismissioni”

Due mesi sono forse pochi per trarre già un sunto del lavoro di una squadra nuova. Ma in realtà Marco Tronchetti Provera è attivo da più tempo, fin dal giugno ’91, quando entrò prepotentemente ai piani alti di Piazzale Cadorna, e fu nominato amministra delegato della Pirelli Spa. Allora l’avventura tedesca sembrava scorrere liscia, e l’assemblea di Hannover a luglio avrebbe poi addirittura lasciato prevedere un trionfo del cavaliere Leopoldo.

Invece, come è noto, le vie di Germania si rivelarono piene di insidie, e il tentativo di acquisizione della Continental si risolse in un fallimento, da cui sono poi discese tutte le decisioni successive, fino alle “dimissioni mascherate” di Leopoldo Pirelli dello scorso 14 febbraio. Da quel momento non c’è più dubbio che il timone sia passato in mano a Marco Tronchetti Provera, genero anche se in realtà è separato dalla moglie Cecilia) di Leopoldo Pirelli, che ha sommato alla carica di amministratore delegato anche quella di vice presidente esecutivo. Insieme al suocero nei mesi successivi al mancato accordo con Conti (fine novembre) fino all’abbandono di quest’ultimo (metà febbraio) ha portato avanti il piano di risanamento finanziario del gruppo, seguendo alla lettera il canovaccio dettato da Mediobanca. Tronchetti, insieme al suo team formato dall’altro amministratore delegato Piero Serra, da Luciano Mattioli, Carlo Banchieri, Gabriele Maschio e Carlo Buora, ha tentato di portare fuori dall’azienda dalle cattive acque in cui era immersa, per dar vita in seguito anche alla ristrutturazione industriale. Il piano prevede tempi lunghi, e dovrebbe essere portato a compimento nel giugno ’93, ma molti passi sono già stati mossi. In particolare è a buon punto la ristrutturazione finanziaria, cominciata al principio dello scorso dicembre, e che prevedeva più fasi: un aumento di capitale della Pirelli & C (o Pirellina) per 97 miliardi, che si è concluso il 17 febbraio, e che era stato pensato in servizio della ricapitalizzazione della Societè Internationale Pireli (o Sip), di cui Pirellina ha il 38%; quest’ultimo numento, per 340 milioni di franchi svizzeri, concluso il 23 gennaio ’92, è al servizio di quello della Pirelli Spa (o Pirellona), di cui Sip ha il 48% del capitale; infine l’operazione di ricapitalizzazione, quella Pirellona, per 518 miliardi, concluso il 17 marzo scorso. A questi capitali freschi richiesti nelle varie Borse, si sono poi aggiunti finanziamenti per complessivi 1.500 miliardi, di cui 750 a 5 anni da un pool di istituti di credito a medio termine con Mediobanca capofila, e l’altra metà grazie a una linea di credito a 3 anni concessa da un pool di banche con il Credito Italiano quale capofila. Una volta messa a posto la parte finanziaria, a Tronchetti spetta il compito più difficile e forse più suggestivo. Restituire la Pirelli agli splendori cui l’aveva portata il suocero Leopoldo. Questo processo passa attraverso alcuni procedimenti impopolari, quali la ristrutturazione industriale, che prevede una riduzione dell’occupazione di circa 6 mila unità entro la fine dell’anno, e la dismissione del settore prodotti diversificanti, una delle tre branche di attività del gruppo, insieme agli pneumatici e ai cavi. Ma partiamo dal riassetto industriale, che ha visto come base di partenza l’accordo sindacale dello scorso 12 febbraio, che sistemato le eccedenze occupazionali pregresse (e su cui sono stati peraltro sollevati alcuni problemi nei giorni scorsi, a causa di una mancata delibera ministeriale che ha indotto la Pirelli a tramutare 700 prepensionamenti in licenziamenti). Oltre a questo, il management ha iniziato una ristrutturazione delle funzioni di staff e dei vari settori per ridurre i costi fissi. Poi, il prossimo giugno si passerà alla ristrutturazione delle attività del gruppo nei vari Paesi, che comunque non prevede riduzioni dei volumi globali di produzione, ma tagli selettivi soprattutto nel settore pneumatici. In particolare è già stato chiuso lo stabilimento di Patrasso in Grecia, e si stanno cessando alcune attività negli Stati Uniti, in Thailandia e nel Regno Unito. Poi, da ultimo, l’operazione forse più dolorosa, ovvero la dismissione del settore prodotti diversificati, che rappresenta circa il 15% delle attività globali del gruppo. Si è già fatto qualcosa, ma a Piazzale Cadorna dicono di non avere fretta, per non svendere e per dare garanzie di continuità ai dipendenti. Le richieste sono molte. Si è parlato della stessa Continental, della Total-Hut-chinson, della Phoenix Ag e della Tsubaki. Nulla è ancora concluso, ma le trattative sono in corso. Intanto un accordo è stato raggiunto in Messico, con il gruppo Carso, che permette alla Pirelli di avere uno sbocco nel mercato dei cavi negli Stati Uniti e nello stesso Messico, e che dà alla società italiana lo status di “fornitore preferenziale” della Télefonos de Mexico. Pirelli ha contestualmente ceduto alla Carso il 30% della Condumex per 140 milioni di dollari. Come si vede Tronchetti Provera non è certo rimasto con le mani in mano. Si è messo subito all’opera, attivando contatti italiani e internazionali per portare fuori la barca dalle secche. Dovrà farlo in fretta, perché il mercato, soprattutto quello degli pneumatici, non aspetta, e la mancata fusione con la Conti relega la Pirelli al secondo posto mondiale, terzo in Europa, dietro alla Michelin e alla stessa Continental. Il futuro per Pirelli è probabilmente appeso ad un cavo, nel senso che una volta dismesse le attività diversificate, sarà proprio dal settore cavi che dovranno venire gli utili. E inoltre, a causa della formazione del capitale del gruppo di Piazzale Cadorna, ora più che mai appare fondamentale la doppia copertura del suocero Leopoldo e di Enrico Cuccia, che ancora una volta muovendo le potenti leve di Mediobanca è corso in aiuto per salvare una delle roccaforti del laicismo finanziario e industriale italiano. E proprio questa, contro i possibili raider italiani e stranieri, potrebbe essere la prossima lotta da affrontare per Marco Tronchetti Provera. Non prima, però, di avere passato indenne questa “calda primavera”.

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

9 − uno =