Il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, l’inquinamento e la scarsità di risorse sono alcune delle sfide più urgenti che il mondo deve affrontare. Per risolverle, è necessaria la transizione ecologica, che richiede un cambiamento radicale nel modo di produrre e consumare. La finanza sostenibile può giocare un ruolo chiave in questo processo, orientando i capitali verso attività e progetti che abbiano un impatto positivo per l’ambiente e la società. In questo articolo vi spiegheremo cos’è la finanza sostenibile, perché è importante e quali sono i principali strumenti che la caratterizzano.
Cos’è la finanza sostenibile e quali gli obiettivi
La finanza sostenibile è quella branca della finanza che si occupa di integrare i criteri ambientali, sociali e di governance – noti anche con la sigla inglese ESG – nelle decisioni di investimento, di prestito, di assicurazione e di regolamentazione. Lo scopo è orientare i flussi finanziari verso attività che contribuiscano al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) e dell’accordo di Parigi sul clima. La finanza sostenibile svolge oggi un ruolo decisivo nella transizione ecologica, ovvero il passaggio da un modello economico basato su fonti energetiche fossili e ad alto impatto ambientale a uno basato su fonti rinnovabili e a basso impatto. Cambiamento climatico e i suoi effetti negativi sulla società e sull’ambiente sono alcuni dei fenomeni che possono essere mitigati con investimenti diretti a creare valore sia per l’investitore che per la collettività.
Gli strumenti a disposizione oggi
La finanza sostenibile dispone di diversi strumenti per promuovere la transizione ecologica e misurare l’impatto ESG delle attività finanziarie. Alcuni esempi sono:
- I green bond, ovvero obbligazioni emesse da enti pubblici o privati per finanziare progetti a beneficio dell’ambiente, come le energie rinnovabili, l’efficienza energetica, il trasporto sostenibile, la gestione dei rifiuti, ecc;
- I social bond, ovvero obbligazioni emesse per finanziare progetti a beneficio della società, come la sanità, l’istruzione, l’inclusione sociale, la lotta alla povertà;
- I sustainability bond, ovvero obbligazioni emesse per finanziare progetti che combinano benefici ambientali e sociali, come la tutela della biodiversità, la sicurezza alimentare, l’accesso all’acqua potabile;
- I fondi ESG, ovvero fondi di investimento che selezionano le aziende in base al loro punteggio ESG, escludendo quelle che operano in settori controversi o non etici, come le armi, il tabacco, il gioco d’azzardo;
- Le etichette verdi, ovvero certificazioni rilasciate da organismi indipendenti che attestano la conformità degli strumenti finanziari a determinati standard di sostenibilità, come il Green Bond Standard dell’Unione Europea, il Climate Bond Standard, il Green Loan Principles;
- Le tasse sul carbonio, ovvero imposte applicate alle emissioni di gas serra, con lo scopo di disincentivare le attività inquinanti e incentivare quelle pulite;
- I sussidi verdi, ovvero incentivi economici concessi dallo Stato o da altre istituzioni per sostenere le attività a favore dell’ambiente, come le detrazioni fiscali, i crediti d’imposta, le garanzie, i prestiti agevolati.
Integrare la sostenibilità nella finanza significa quindi porsi, oltre a quello finanziario, anche un obiettivo ambientale, come la riduzione delle emissioni di gas serra, o sociale, come la lotta alle disuguaglianze, rispettando le prassi di buona governance delle imprese che beneficiano dell’investimento. Con il Green Deal, anche l’Europa ha messo l’accento sul ruolo della finanza sostenibile e sta lavorando alla creazione di strumenti specifici, tra cui l’introduzione di uno standard comune europeo per le obbligazioni verdi, che aumenterà la trasparenza e la qualità dei prodotti finanziari in tema di sostenibilità.