Quando Vito Gamberale si oppose al “Gaucho”

Il profetico no di Vito Gamberale alla fusione tra Autostrade e Abertis

Nel 2006, Vito Gamberale chiude la sua esperienza di 6 anni in Autostrade per l’Italia, in profondo disaccordo con il CdA e la proprietà della società (la famiglia Benetton), favorevoli a un progetto di fusione con la spagnola Abertis.

In occasione di una riunione del CdA di Autostrade del 3 maggio 2006, Vito Gamberale invitò azionisti e consiglieri a rimeditare il progetto di fusione, soprannominato “Gaucho”, appellandosi all’orgoglio nazionale di una grande azienda che, sino ad allora, aveva rappresentato “un esempio di Italia produttiva, che vuole impegnarsi sempre di più per un futuro migliore”. Nonostante il suo appello, il CdA votò a favore della fusione.

La lungimiranza della ferma e decisa presa di posizione di Gamberale trovò conferma nei mesi immediatamente successivi alla fine della sua esperienza in Autostrade. La fusione trovò infatti l’opposizione degli allora premier, Romano Prodi, e del Ministro delle infrastrutture, Antonio Di Pietro. Prodi e Di Pietro stigmatizzarono in particolare il fatto che la fusione avrebbe messo a disposizione di operazioni finanziarie con regia spagnola cash flow generato in Italia. La fusione venne successivamente bloccata e, dopo circa quattro anni, il bilancio di Abertis faceva registrare 14,6 miliardi di debiti, pari a 6 volte l’EBITDA della società. In un editoriale del 18 aprile 2010 pubblicato dal Corriere della Sera, l’editorialista Massimo Mucchetti ritornò sulla vicenda, sostenendo che “una cosa è certa: aver mandato a monte la fusione Autostrade-Abertis ha evitato che le risorse italiane servissero a pagare i debiti degli spagnoli”.

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