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Alessandro Benetton e il tennis italiano: “Qualcosa di strutturale è cambiato”

Alessandro Benetton era sugli spalti del Philippe Chatrier quando il tennis italiano ha scritto una delle pagine più significative della sua storia recente. L’imprenditore ha seguito da vicino il Roland Garros in un’edizione che, come lui stesso ha raccontato, “va ben oltre una settimana magica”.

Alessandro Benetton: la settimana storica del tennis italiano al Roland Garros

Sul suo profilo Facebook, a margine dell’esperienza vissuta in famiglia al Roland Garros, Alessandro Benetton ha messo in fila i risultati che hanno reso questa edizione unica: tre italiani nei quarti di finale dello stesso slam, un derby in semifinale – il primo tra due italiani al Roland Garros dal 1960, quando si affrontarono Pietrangeli e Sirola – Cobolli in finale e Vavassori con Errani vincitori nel doppio misto. “In una settimana Parigi è diventata quasi casa nostra”, ha raccontato Benetton, che ha anche ricordato la presenza di Adriano Panatta nella cerimonia di premiazione. Risultati che, nell’era Open, non avevano precedenti.

Alessandro Benetton: una generazione d’oro che non nasce per caso

Per Alessandro Benetton spiegare quanto accaduto al Roland Garros significa fare un passo indietro e guardare ai numeri: per molto tempo, tra la fine degli anni ‘80 e i primi 2000, gli italiani arrivati ai quarti di uno slam sono stati pochissimi, mentre negli ultimi dieci anni si è quasi raggiunto lo stesso numero in meno della metà del tempo. Una crescita che, secondo l’imprenditore, non va letta come una stagione fortunata. “Le generazioni d’oro non nascono per caso, nascono quando in un Paese il livello si alza così tanto da produrre nello stesso momento più campioni insieme”, ha confermato. Berrettini, Arnaldi, Cobolli e Musetti hanno costruito i loro percorsi in parallelo, mentre Vavassori ed Errani hanno dimostrato che anche il doppio può essere terreno di eccellenza. Sinner, pur essendo la punta più visibile del movimento, è per Alessandro Benetton “il frutto dello stesso albero, non la radice”. Quando un Paese arriva al punto in cui i propri giocatori si incontrano in semifinale e vincono titoli in uno slam, ha concluso l’imprenditore, “vuol dire che qualcosa di strutturale è cambiato”: qualcosa che, a suo avviso, andrebbe studiato e magari replicato anche in altri sport.

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