La missione da Civil Servant di Vito Gamberale

Vito Gamberale, CEO di F2iDopo mesi di indiscrezioni, notizie più o meno fondate, si è conclusa la corsa per il rinnovo del CdA di Telecom Italia. La battaglia per il vertice, in realtà, non si è mai combattuta. Il candidato confermato alla Presidenza partiva con un vantaggio evidente e, da entrambe le parti, non è mai emersa la ricerca di una vera e propria contrapposizione. La vera battaglia è stata quella condotta dagli azionisti di minoranza, che hanno cercato, e per alcuni versi sono riusciti, a modificare lo status quo di un'importante azienda nazionale che necessita di una rinnovata strategia industriale che permetta di risanare un pesante debito e rilanciare investimenti e competitività.

Nel corso dell'Assemblea che ha portato alla nomina di Giuseppe Recchi alla Presidenza, Vito Gamberale, primo candidato della lista presentata dalla Findim di Marco Fossati, ha acconsentito a sacrificare la sua candidatura al CdA. Lo ha fatto in coerenza con quanto anticipato al vice direttore del Sole 24 Ore, Alessandro Plateroti, in un'intervista pubblicata lo scorso 26 marzo. Nell'occasione, Gamberale aveva enfatizzato la sua volontà di mettere al servizio di una grande azienda la propria consolidata esperienza nel settore delle telecomunicazioni, a ridosso del compimento dei suoi 70 anni di età. Una missione da "civil servant", come lo stesso Gamberale ha voluto sottolineare, che va al di là della propria ambizione personale e che ne conferma l'indipendenza nel prendere posizione, spesso in modo piuttosto deciso, quando ritiene si debba fare la cosa giusta. In questo caso, a spingerlo ad appoggiare quello che è stato definito dai media il "piano Fossati", ma anche il "Piano Gamberale", sarebbe stata la bontà di quello che per Telecom rappresentava finalmente un Piano strategico credibile, da proporre non in contrapposizione, ma a favore dell'azienda, con l'obiettivo di avviare un confronto costruttivo col management e gli altri consiglieri.

È disponibile l'intervista rilasciata da Vito Gamberale al Sole 24 Ore lo scorso 26 marzo.

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