Secondo l’indagine Survey Extel 2026, l’AD e DG di TIM Pietro Labriola figura tra i migliori CEO del settore delle telecomunicazioni, posizionandosi al secondo posto nel ranking: a confermarlo le valutazioni di oltre 1.500 investitori istituzionali e analisti finanziari internazionali
L’AD e DG di TIM Pietro Labriola ha scalato la classifica dei migliori CEO del settore telco, posizionandosi al secondo nella Survey Extel 2026, l’analisi annuale della società di ricerca indipendente Extel basata sulle valutazioni di circa 1.500 investitori istituzionali e analisti finanziari internazionali. Stando alle indagini, il manager si posizionerebbe al primo posto in Europa se considerato solo il perimetro degli analisti sell-side. Tra i CEO di tutte le società italiane quotate appartenenti a diversi settori, non solo delle telco, Pietro Labriola è al quarto posto. In questa valutazione, il mercato non ha potuto non tenere conto delle performance del Gruppo e “la generazione di cassa attesa porterà nel 2026 a un’ulteriore significativa riduzione del debito e della leva finanziaria — ha aggiunto l’AD e DG di TIM — Nel corso dell’esercizio continueremo a posizionarci come i protagonisti del panorama italiano sul fronte della sovranità digitale e dell’IA e a semplificare la struttura societaria del Gruppo”.
Oltre all’attività manageriale, Pietro Labriola è impegnato nel promuovere una visione del settore telco per accompagnare la trasformazione digitale del Paese. Uno dei punti deboli del sistema delle connessioni riguarda il middle mile, indicando un ritardo non dal punto di vista della disponibilità della fibra ottica, ma nelle infrastrutture intermedie di rete. Trasporto, interconnessione, peering, prossimità dei data center, localizzazione dei contenuti e qualità del Wi-Fi domestico sono gli aspetti che incidono direttamente su latenza, stabilità e affidabilità del servizio. Nel confronto con l’Europa la posizione dell’Italia non migliora, come sottolineato da Pietro Labriola: stando ai dati Ookla del primo trimestre dell’anno, tra i Paesi G7, l’Italia ha registrato un intervallo ampio tra il decimo e il novantesimo percentile della latenza. Le ragioni risiedono nell’arretratezza dell’intera filiera infrastrutturale, non solo di copertura della rete.
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