Comunicati Stampa

L’intervista di Vito Gamberale a “Il Foglio”: la giustizia e il protagonismo mediatico

“I risvolti d’una malattia italiana tra pregiudizio e protagonismo giudiziario”: le indagini che coinvolgono i manager tra giustizia ed esposizione mediatica nell’intervista de “Il Foglio” a Vito Gamberale.

Vito Gamberale: le indagini sui manager non diventino trofei di caccia grossa per i PM

Parla di “moda del massacro” Vito Gamberale, intervistato lo scorso 11 luglio per “Il Foglio” sul caso Autostrade e le inchieste che coinvolgono i vertici della società. “Che un manager possa essere indagato fa parte del rischio che decide di assumersi” osserva, ma è preoccupante pensare che nell’inchiesta il manager possa rischiare di trasformarsi in “un trofeo di caccia grossa” per i PM. È questa “la moda del massacro”, così come la definisce nell’intervista: “La vera difficoltà del manager è resistere alle inchieste giudiziarie che vengono sbandierate, all’avviso di garanzia che corrisponde a un avviso di colpa anziché a un percorso di chiarimento e di difesa”. In 50 anni di carriera Vito Gamberale è stato indagato per sette volte, prosciolto in tutti i casi e in uno “sono stato anche ‘sequestrato'”. È lui a ricordarlo: “Nella mia vita sono stato convocato, interrogato, e giudicato. Ho incontrato pm, gip, gup e giudici giudicanti. Ogni volta che mi è stato chiesto di chiarire, mi sono presentato e non per timore, ma per dovere nei confronti dell’azienda, degli azionisti. È a loro che lo dovevo”. Oggi lo chiama “sequestro” ma quello che subì il manager è una “ingiustizia” riconosciuta da anni come tale. Le scuse di quei PM? “Le attendo dopo ventisette anni, ma in realtà mi restituirebbe serenità sapere che il loro unico errore è solo quell’errore”.

Vito Gamberale: per gestire una grande società servono uomini adeguati, oggi non vedo scuole per classe dirigente

“Sono il primo a sapere che tanti amministrano in maniera disinvolta, mettendo in pericolo azionisti, risparmiatori con i loro gesti di imprudenza. Ma non si può inseguire o urlare per strada contro la classe dirigente, la casta” precisa Vito Gamberale nell’intervista: “Questo è un Paese che non riesce ad avere sobrietà. Un Paese senza classe dirigente è come un’automobile senza ruote”. Secondo il manager quello che dovrebbe fare un buon PM è sì essere ruvido “ma la ruvidezza è un’altra cosa rispetto all’aggressività”. Nonostante tutto “ho un’alta opinione dei giudici, ma tendo a fare una distinzione. Ci sono giudici giudicanti che leggono e lavorano in silenzio e giudici che fanno rumore”. E sulla situazione di Autostrade Vito Gamberale, senza addentrarsi nella questione, sottolinea come per gestire una grande società servano uomini adeguati: “L’Iri ne ha formati molti. Non vedo scuole di classe dirigente. Si dice “diamola allo stato”. Ma manca un progetto. Anche per andare a cenare bisogna scegliere in quale ristorante andare. Forse eravamo boiardi, come ci accusavano per denigrarci, ma avevamo un’idea di come fare funzionare il mondo che, per noi, non era altro che l’azienda”.

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