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Davide Serra parla della situazione economica mondiale nelle interviste rilasciate a Bloomberg TV

Davide Serra, esperto di finanza e ideatore del fondo Algebris Investments, opera principalmente sul mercato inglese. Grazie alla sua conoscenza della realtà italiana e del Regno Unito, insieme alle competenze di osservatore internazionale di banche e comportamenti finanziari, viene spesso chiamato ad analizzare il panorama economico. Bloomberg TV lo ha interpellato più volte su mercati specifici, che stanno avendo un ruolo di primo piano a livello globale.

Un esempio è rappresentato da quello cinese, il quale, anche secondo il giudizio del CEO di Algebris Investments, si pone attualmente quale maggiore tra i mercati emergenti in termini di crescita, di produttività e di conseguente evoluzione della struttura dell’occupazione, che inizia a vertere maggiormente sul terziario e sul settore dei servizi, fenomeno che solitamente si presenta nelle economie, appunto, in crescita. Tale fattore, sostiene Davide Serra, è coadiuvato dalla chiusura che lo Stato ha posto ai propri confini economici, rendendoli di fatto meno permeabili da parte di influenze esterne.

Un altro interessante argomento di discussione viene rappresentato dalla situazione economica europea in quanto termine di paragone con il panorama mondiale e, in particolare, con quello statunitense, rispetto al quale, sostiene sempre Serra, il Vecchio Continente si trova a circa 5 anni di distanza in termini di modalità e di potere di acquisto, se si considerano in particolar modo le compravendite eseguite online. Una distanza che, in ogni caso, il manager trova colmabile in breve tempo – ovvero nell’arco di pochi anni – grazie all’attitudine sviluppata in Europa di dismettere l’utilizzo dell’assegno bancario, a differenza degli USA, prediligendo anche ai contanti le modalità di pagamento sostitutive.
Tale situazione è stata raggiunta a causa della generale inflazione creata dall’aumento di stampa di cartamoneta praticata dagli Stati Uniti, a cui l’Europa non sta riuscendo a fare fronte. Per reagire a questo andamento, prosegue Serra, la Gran Bretagna potrebbe separarsi dal resto dell’Unione Europea, un fenomeno che prende il nome di “Brexit”. Al riguardo il governo britannico propone un referendum, i cui primi exit poll dimostrano una maggioranza della popolazione contraria a tale divisione. La separazione, infatti, sembra una volontà espressa dal partito conservatore che si aspetta un guadagno sul fronte economico ma non considera i maggiori vantaggi forniti dell’essere parte di una realtà più grande.

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