Giulio Tremonti da ministro dell’ultimo governo B. si è fatto apprezzare. Molti avversari, fra cui il sottoscritto, a denti stretti magari, hanno pubblicamente plaudito all’opera di contenimento del disavanzo ed alle misure a protezione dell’economia ( e dei risparmi) italiana. Eugenio Scalfari, che sovente non le mandò a dire al ministro, ultimamente ha più volte difeso il reggente di via XX settembre.
Nel Pdl si dice ad ogni piè sospinto che “urge” la riforma fiscale. Probabilmente è vero, nel senso che “politicamente” è l’unico segnale rimastogli per rinfrancare il popolo berlusconiano a meno che non si voglia credere alle demagogiche promesse di spostamento di ministeri in Padania; che poi è come dire fateci campare anche noi con l’indotto ministeriale che favorisce Roma ladrona… insomma dateci un po’ dei vostri privilegi.
Politicamente sarà urgente ma economicamente se non inutile potenzialmente dannosa. Lasciando perdere l’idea che si possa fare in deficit ed andare a far compagnia ai Pigs (portogallo-irlanda-gracia-spagna); ci sarebbe quantomeno il reato di attentato alla sicurezza dello Stato, ovvero procurato fallimento, omicidio volontario, nazionicidio. Anche facendola a “costo zero” come dice Tremonti, oltre che una “riformicchia” tanto per dare un contentino alla partitocrazia di centrodestra, mi sembra che i rischi siano più dei possibili benefici.
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