Crollo della domanda di mutui nel 2011: -19%
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La domanda dei mutui ipotecari da parte delle famiglie italiane nel 2011 presenta un calo del -19% rispetto al 2010 (dato ponderato sui giorni lavorativi), mentre nei due anni precedenti il segno era stato positivo (+1% nel 2010 rispetto al 2009; +7% nel 2009 rispetto al 2008).
Analizzando la domanda di mutui ipotecari rispetto al 2007, emerge che il vero crollo è da ascriversi principalmente all’anno appena trascorso.
Questo il quadro che emerge dall’analisi sull’andamento complessivo della domanda di mutui rilevata su EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF, che raccoglie i dati relativi a oltre 78 milioni di posizioni creditizie.
Analizzando la distribuzione per fasce di durata si conferma la crescita della quota parte di domanda di mutui nelle classi comprese tra i 20 e i 30 anni, che nel 2011 rappresentano il 51,2% della domanda complessiva (nel 2010 la quota di questa classe era stata del 49,3%).
Rimane comunque la classe di durata compresa tra i 25 e i 30 anni quella maggiormente preferita dalle famiglie italiane (31% del totale) oltre ad essere quella che evidenzia il maggior aumento (+1,9%) rispetto al 2010.
Relativamente alla distribuzione delle richieste di mutuo in funzione dell’importo, invece, continua la crescita della quota di domanda nelle fasce più basse. L’importo medio calcolato sull’anno 2011 continua ad essere inferiore a quello del 2010, rispettivamente 136.863 euro contro i 139.113 euro del pari periodo 2010.
Analizzando, infine, la domanda in base all’età dei soggetti richiedenti mutui ipotecari, la classe compresa tra i 35 e i 44 anni continua ad essere la più numerosa, con una quota pari al 35% sul totale, per quanto in lieve calo rispetto al 2010.
Concludendo, nel corso del 2011 la dinamica delle richieste di mutui da parte delle famiglie italiane è stata sicuramente influenzata, oltre che dalla riduzione significativa di sostituzioni e surroghe, anche dalla crescente attenzione rilevata negli ultimi anni verso la sostenibilità del debito, fortemente condizionato da un mercato del lavoro ancora sofferente, con un tasso di disoccupazione alto e una debole dinamica dei redditi.
Sulla sezione barometri del sito CRIF sono disponibili tutte le statistiche di dettaglio sulla domanda di mutui, insieme ai dati sul credito a famiglie e imprese.
Analizzando la domanda di mutui ipotecari rispetto al 2007, emerge che il vero crollo è da ascriversi principalmente all’anno appena trascorso.
Questo il quadro che emerge dall’analisi sull’andamento complessivo della domanda di mutui rilevata su EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF, che raccoglie i dati relativi a oltre 78 milioni di posizioni creditizie.
Analizzando la distribuzione per fasce di durata si conferma la crescita della quota parte di domanda di mutui nelle classi comprese tra i 20 e i 30 anni, che nel 2011 rappresentano il 51,2% della domanda complessiva (nel 2010 la quota di questa classe era stata del 49,3%).
Rimane comunque la classe di durata compresa tra i 25 e i 30 anni quella maggiormente preferita dalle famiglie italiane (31% del totale) oltre ad essere quella che evidenzia il maggior aumento (+1,9%) rispetto al 2010.
Relativamente alla distribuzione delle richieste di mutuo in funzione dell’importo, invece, continua la crescita della quota di domanda nelle fasce più basse. L’importo medio calcolato sull’anno 2011 continua ad essere inferiore a quello del 2010, rispettivamente 136.863 euro contro i 139.113 euro del pari periodo 2010.
Analizzando, infine, la domanda in base all’età dei soggetti richiedenti mutui ipotecari, la classe compresa tra i 35 e i 44 anni continua ad essere la più numerosa, con una quota pari al 35% sul totale, per quanto in lieve calo rispetto al 2010.
Concludendo, nel corso del 2011 la dinamica delle richieste di mutui da parte delle famiglie italiane è stata sicuramente influenzata, oltre che dalla riduzione significativa di sostituzioni e surroghe, anche dalla crescente attenzione rilevata negli ultimi anni verso la sostenibilità del debito, fortemente condizionato da un mercato del lavoro ancora sofferente, con un tasso di disoccupazione alto e una debole dinamica dei redditi.
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